La coiffure ha un genere? In uno dei settori professionali dove la donna è il core business, incuriosisce trovare così tanti uomini… A differenza della moda, le
star dell’acconciatura – ovvero quei grandi nomi conosciuti per la loro attività in salone e on stage – sono in prevalenza al maschile. Noi abbiamo voluto approfondire il tema e, al tempo stesso, rendere omaggio alle
grandi donne della coiffure, italiane e internazionali. Dalla loro esperienza emerge una grande passione per la professione.
La competizione con l’altro sesso non è sentita, ma qualche differenza fra uomo e donna c’è. In Italia, l’immagine culturale della donna influenza anche la professione, non tanto dal punto di vista delle opportunità, quanto delle rinunce nella vita privata. Destinate al sacrificio? Fortunatamente le nostre “wonder women” raccontano una
coiffure in evoluzione, che cresce e sempre di più permette al talento di emergere, al di là delle distinzioni di genere.
Franca Ferrucci

Temperamento solare. Energia intatta. Una lunga carriera costruita sull’attività in salone alternata agli show in pedana.
Franca Ferrucci, hairstylist partner
L’Oréal Professionnel, crede che in questo mestiere le emozioni siano il motore vitale. “Oggi, con l’invasione della tecnologia nella nostra vita, la gente si sposta poco, ed è un peccato perché le emozioni che provi guardando uno show dal vivo sono uniche”.
Una vita dedicata alla professione, Franca ha trovato nella famiglia un grande supporto. I figli Graziano e Massimiliano proseguono la sua attività, il marito è stato un complice indispensabile per garantirle la tranquillità necessaria a concentrarsi sul lavoro. “Per raggiungere certi obiettivi la donna deve fare delle rinunce: ho faticato per 40 anni, ai miei tempi era molto difficile. Oggi però, nel 2012, credo che lo stile proposto dall’hairstylist sia l’unica cosa che conta”.
In merito all’evoluzione delle pedane, Franca conferma che rispetto ai suoi esordi gli show si organizzano con meno eccessi, ma conferma la necessità che siano studiati nei minimi dettagli e che debbano regalare emozioni. Al di là dell’ispirazione, che per Franca arriva prima di tutto dalla moda, è importante il team – affiatato e affidabile – e la capacità di organizzarsi. “Fin dagli esordi, ad esempio, mi sono fatta realizzare degli abiti appositamente per gli show e porto sempre con me immagini che mostrino il risultato che voglio ottenere. Un sistema adottato da molti, oggi, dove si è in generale più preparati su tutto, ma non era così agli inizi”.
In pedana però non c’è solo lo stilista, alle sue spalle spesso c’è un’azienda che mette a disposizione un budget. “Sono due elementi fondamentali” afferma Franca. “Se voglio fare un grande show ma non ho un budget adeguato è impossibile. Se ho l’aiuto di un’azienda che però mi limita devo imparare a fare scelte oculate”. Inoltre se “è vero che in pedana l’azienda ti sponsorizza con il suo nome, sei comunque tu a raccontare il tuo stile”.


Laetitia Guenaou

Stile ed eleganza innata sono le sue caratteristiche.
Laetitia Guenaou, partner
L’Oréal Professionnel, considera gli acconciatori dei “venditori di buonumore”, perché grazie a loro le donne possono esprimere i propri desideri di bellezza. Secondo la sua esperienza non esistono differenze “di genere” nelle opportunità di successo, piuttosto difficoltà legate al conciliare fra vita privata e lavoro, un problema che però affrontano tutte le donne.
“Mi sono sempre sentita ben accolta e non ho mai incontrato difficoltà in quanto donna” afferma Laetitia. Sulla qualità e sulle evoluzioni dei modi di fare pedana nel tempo pensa che ci sono stati molti cambiamenti e che gli show siano diventati spettacoli in piena regola, per quanto riguarda timing e preparazione, concept e organizzazione. Fondamentale il rapporto con l’azienda, che Laetitia considera un supporto indispensabile alla sua creatività: “L’Orèal mi offre i mezzi finanziari e mi concede la sua fiducia, lasciandomi piena libertà nel seguire la mia immaginazione”.


Adriana Serretti

“L’unica discriminante è il talento”.
Adriana Serretti, partner
L’Oréal Professionnel, è convinta che le donne nel settore coiffure non abbiano nulla da temere rispetto agli uomini. “Se una donna è portata per questo mestiere, grazie a tecnica e qualità tipicamente femminili come tenacia, costanza, altruismo, propensione al sacrificio può avere più successo di un uomo”. Adriana pensa che siano molte le donne brave in questo ambito, anche se talvolta non emergono a livello personale perché celate dietro il marchio di grandi gruppi”.
Riconosce però che la profonda passione necessaria per questo lavoro richiede rinunce a livello personale. “Mi sono presa cura di una famiglia con marito e figlia. Sono riuscita a farlo perché ho rinunciato a seguire mia figlia come avrei voluto, a gestire la casa come mi sarebbe piaciuto”. Per questo alle giovani che intendono iniziare questa carriera consiglia di verificare bene il proprio interesse. “Se una persona, senza distinzioni di genere, sceglie questa carriera deve impegnarsi a 360 gradi. Soprattutto siamo noi stesse a dover smettere di competere con l’uomo, perché ci autolimita. Se una donna decide per la carriera, non deve rinunciare alla famiglia, piuttosto ridurre la soddisfazione personale di seguirla come vorrebbe”.
Quali i pro e contro di fare pedana? “È un mondo magnifico, che non si deve scegliere per appagare l’ego personale. Stare lassù significa offrire tutta la nostra esperienza al pubblico”. Il palco però non può sostituire l’attività in salone. “Sono due aspetti molto diversi della professione, da non confondere. Non si deve arrivare in salone troppo gratificati dal consenso di pubblico: lì siamo al servizio della cliente. Al contrario, non possiamo salire in pedana forti di chi ci ama e si fida di noi. Sul palco devi trasmettere ai colleghi ciò che la tua professionalità ti ha insegnato”.
Adriana riflette anche sull’evoluzione del modo di fare show: “La pedana è diventata più professionale, senza quelle divagazioni che prima erano indispensabili perché, a mio avviso, c’era l’esigenza di rimpolpare una professionalità più esile. L’acconciatore è molto più preparato, la pedana è cresciuta con lui”.


Antoinette Beenders

“È un momento davvero entusiasmante per essere donna in questo settore” afferma
Antoinette Beenders, global creative director di
Aveda. “I tempi sono cambiati. In passato il 90% del settore era costituito da donne, solo i top stylist erano uomini. Come donna dovevi impegnarti moltissimo e fare in modo che il tuo lavoro parlasse da solo. Sono stata la prima donna a vincere il London Hairdresser of the Year Award, il British Fellowship for British Hairdressing due volte e ad essere nominata per il British Hairdresser of the Year. Mi piace pensare di essere stata di aiuto nell’aprire nuove porte alle donne nel nostro settore. Oggi è solo una questione di professionalità, indipendentemente dal genere”.
Antoinette vede un cambiamento negli show di questi ultimi anni, legato soprattutto all’economia: “i primi show erano sfilate di modelle. Quando i budget sono cresciuti, in pedana sono comparsi la moda e i video. Ora, complice la crisi, si è tornati alla semplicità di un tempo, senza troppi fronzoli”. Parallelamente è cambiato il modo di interpretare lo spettacolo: secondo Antoinette oggi il valore importante da trasmettere in pedana è la condivisione di informazioni, tecniche, idee con i colleghi. Con la consapevolezza che la partnership con l’azienda è importante: “senza budget non si possono fare show. Sono fortunata a lavorare per un’azienda che permette alla mia creatività di esprimersi liberamente”.


Francesca Sesler

“La mia esperienza si è costruita in 43 anni di salone e 25 di pedana. Rispetto ad allora, la condizione femminile è cambiata, le donne sono state molto coraggiose e intraprendenti, oggi in pedana abbiamo un ruolo molto importante. Personalmente, lavorare nella coiffure mi ha permesso di fare moda e soprattutto di essere una donna libera”.
Queste le parole di
Francesca Sesler, hairstylist partner
Alfaparf Milano, che puntualizza una differenza: “In salone emergono gli uomini perché possono concentrarsi sulla professione senza preoccuparsi della famiglia. La donna, se sceglie di unire al lavoro anche il ruolo di madre e moglie, ha difficoltà maggiori e diverse da quelle che comporta la carriera in pedana. Secondo la mia esperienza fare show, al di là della separazione dai figli, comportava spostarsi, andare in paesi di lingua diversa, vivere negli alberghi, tutti fattori che ti esponevano a situazioni di un certo tipo. Ora abbiamo mezzi diversi, le donne che viaggiano sono delle manager”.
Riflessione interessante anche sul fattore culturale… “le donne che sono cresciute con madri lavoratrici hanno mentalità diverse. La cultura del posto forma anche il nostro essere donna”. Pensando alle opportunità che le due carriere (salone e pedana) possono offrire, Francesca non esclude la possibilità di avviare una professione da freelance dedicata solo al palco “se si ama viaggiare, conoscere persone, arricchirsi e crescere. Perché tutte le volte si torna con un bagaglio di esperienza professionale e umana in più”. Il valore formativo dello show per la Sesler è indubbio, tanto da consigliarlo ai giovani stilisti: “per una decina d’anni dovrebbero fare pedana, affiancarsi ai grandi facendo formazione”.
Un’esperienza che non deve essere messa a confronto con il salone, perché profondamente diversa. “La moda è effimera, devi fare una testa di grande impatto per cinque minuti. In negozio devi presentare proposte che durino e che siano portabili. I due aspetti sono complementari, ma uno non vale più dell’altro”. Anche la Sesler conferma la crescita professionale della categoria: “Una volta c’erano poche aziende che facevano questo tipo di eventi, la professione oggi è cresciuta tantissimo”.
Un’evoluzione che in parte si deve alle partnership con le aziende. “Oggi lavoro per un brand che vuole crescere, disposto a investire per formare i suoi stilisti. Nell’ambito di uno show è un fattore determinante: se l’azienda che ti sponsorizza può spendere o ha scelto comunque queste tipologie di marketing, lo show ha un risultato diverso”. Cosa trasmettere sul palco? “Professionalità e passione, perché è l’amore per il lavoro a valorizzare la professione”.


Michelle Anané

“Tanto duro lavoro!” Così risponde
Michelle Anané, hairstylist trainer per
Schwarzkopf Professional, alla domanda su cosa significa fare l’acconciatore oggi. “Passione, volontà, capacità di affermarti sono i segreti del successo”. Michelle conferma che una predominanza maschile nel settore c’è, ma dovuta a un lavoro costante unito allo sviluppo di qualità - tipicamente femminili - come il senso estetico e l’empatia.
“Non la vivo però come una difficoltà, al contrario mi stimola a fare sempre meglio”. Passione per il lavoro, ma anche per le continue sfide. Secondo Michelle, infatti, una volta scelta l’azienda da rappresentare, è fondamentale credere nel brand, indipendente-mente dal budget che può mettere a disposizione. “Solo così si è in grado di trasmettere in pedana i valori dell’azienda e ispirare i colleghi con qualcosa di veramente innovativo”.


Alessia Solidani

Hairstylist partner
Kemon, 37 anni,
Alessia Solidani si divide fra salone e show da quando ne aveva 20. Scegliere di lavorare in questo settore per lei è stato seguire una passione che l’ha portata a realizzarsi personalmente e professionalmente. Dice di non aver mai incontrato difficoltà legate alla sua condizione di donna.
“Mi sono sempre concentrata sul mio lavoro, prima con l’accademia, poi con la moda e i personaggi dello spettacolo. Le cose si sono evolute naturalmente, non ho dovuto affrontare difficoltà sessiste”. Una visione neutra del settore che si riflette anche sull’opinione della pedana: “è probabile ci sia una prevalenza maschile fra gli stilisti che fanno show, ma credo che non sia legato a una questione di genere, quanto piuttosto alle capacità e alle ambizioni del singolo. Nel mio caso non ho mai avuto difficoltà a lavorare anche di domenica o lunedì per aggiornarmi o esibirmi, è tutto legato all’entusiasmo. Non credo nemmeno che dipenda da chi è al tuo fianco, sei tu in prima linea, il compagno può cambiare…”.
Anche Alessia è convinta che conciliare show e salone sia più soddisfacente “perché uno porta lustro all’altro. Fare solo pedana rischia di far perdere la percezione della vita di tutti i giorni. Il negozio ti riporta alla realtà concreta. Servono entrambi”. Il valore formativo di questa esperienza è unanimemente riconosciuto da tutte le intervistate, così come l’evoluzione cui è andato incontro il settore: “il parrucchiere è più formato e informato. Prima c’era più distanza fra pubblico e pedana, ora lo show è diventato una giornata di scambio alla pari fra le due parti. C’è stato un cambiamento della mentalità, fare pedana è diventato più faticoso ma più stimolante”. Fondamentale il rapporto con l’azienda: “Da vent’anni lavoro con Kemon, che mi ha messo a disposizione ogni tipo di mezzo: show, video, foto, book, oltre a un sostanzioso aiuto economico. Un parrucchiere da solo, soprattutto agli inizi, ha parecchie difficoltà a organizzare show”.
Il suo consiglio ai giovani è proprio quello di non perdere mai l’entusiasmo: “noi lavoriamo tanto con la tecnica, ma c’è una parte di artigianalità del nostro mestiere che richiede dedizione. I giovani di oggi sono più preparati rispetto alla mia generazione, sono carichi, li trovo interessati ma anche umili. Un buon punto di partenza”.

